Un diamante sintetico, o coltivato in laboratorio, è fatto di carbonio cristallizzato esattamente come uno naturale: stessa composizione chimica, stessa struttura cristallina, stessa durezza. Per questo l'occhio, e spesso anche una lente da dieci ingrandimenti, non bastano per distinguerli.
Si producono con due metodi principali: l'HPHT, che riproduce le alte pressioni e le alte temperature presenti nel sottosuolo, e il CVD, che fa crescere il cristallo a partire da un gas. Ciascun metodo lascia tracce sottili nella struttura e nelle piccole imperfezioni interne.
Il gemmologo usa strumenti come lo spettrometro, la luce ultravioletta e apparecchi dedicati all'osservazione della fluorescenza e delle linee di crescita. Il risultato si riporta in un rapporto che indica anche l'origine: naturale oppure di laboratorio.
Per chi acquista il consiglio è semplice: chiedere che il diamante sia accompagnato da un certificato di un laboratorio gemmologico riconosciuto e, nel dubbio, rivolgersi a un professionista qualificato.